Alhambra

Chi non ha visto Granada – non ha visto nulla

detto andaluso

Il gran giorno è arrivato biglietto in tasca siamo pronti per andare alla scoperta di questa autentica meraviglia.


La raffinatezza dell’Alhambra, la sua incantevole architettura, in perfetta armonia con i giardini e gli specchi d’acqua celebrano a meraviglia la tradizione musulmana dell’Eden coranico. La bellezza nasconde tuttavia numerose contraddizioni. La costruzione di questo capolavoro che ha resistito alle alterne vicende della storia, venne infatti stranamente intrapresa durante un periodo di decadenza per il potere politico dell’epoca; inoltre il lusso e la sontuosità delle decorazioni contrastano con la povertà dei materiali utilizzati. Nonostante le dimensioni ragguardevoli l’Alhambra è un palazzo a misura d’uomo.

Decorazioni murali

Iscrizioni in arabo

La visita del complesso ha inizio dai giardini del Generalife

Giardini del Generalife – il Patio del Canale

Il palazzo ed i giardini del Generalife erano la residenza estiva dei sultani nasridi, il suo nome deriva dall’arabo “Yannat-al-Arif” a cui sono state date due diverse interpretazioni: “il giardino dell’architetto” e “il più nobile dei giardini”.

Giardini del Generalife – Patio della Sultana

Girando al suo interno si viene subito immersi in un’atmosfera da “Le mille e una notte” è tutto un susseguirsi di patios fioriti, fontane, giochi d’acqua, scorci mozzafiato, un vero “paradiso” dove difendersi dalle torride giornate andaluse. Una deliziosa scala d’acqua collega la parte bassa con i Giardini Alti, scendendo gli ombrosi scalini è possibile immergere le mani nell’acqua che scorre lungo il corrimano in un ambiente allietato dal dolce canto dei numerosi uccellini.

Giardini del Generalifela scalinata d’acqua

Un altra veduta dei giardini del Generalife

I mori una volta conquistata l’Andalusia e giunti a Granada si resero conto di dover predisporre adeguate difese per salvaguardare la città, decisero quindi di costruire una roccaforte sulle rovine di un’antica cittadella chiamata Alcazaba battezzandola con il nome di “Al-Qal all-ambra” che in arabo sta a significare la fortezza rossa. Dai giardini del Generalife si godono delle belle vedute delle massicce mura dell’Alcazaba.

Vista su l’Alcazaba dai giardini del Generalife

Altra veduta dai giardini del Generalife

Il primo patio che si incontra andando verso l’edifico del Generalife è quello dell’Acequia il nome deriva dall’arabo “as-saqiyq” che sta ad indicare un canale artificiale utilizzato per l’irrigazione.

Giardini del Generalife – Patio dell’acequia

In fondo al patio è ubicata la Sala Regia che pur presentando le decorazioni in gesso tipiche di tutta l’Alhambra queste non hanno la stessa ricchezza presente nel Patio dei Leoni o del Palacio de Comares. La motivazione è dovuta al fatto che trattandosi di una residenza votata al relax ed al riposo assumevano maggiore importanza i giardini rispetto alle stanze.

Particolare della Sala Regia

Tramite una doppia galleria rinascimentale dalla Sala Regia si sbuca direttamente nel patio de la Sultana. Il tronco ormai secco ancora visibile sulla sinistra nella foto qui sotto è il protagonista di una strana leggenda. Si narra infatti che tale cipresso fu muto testimone degli amori furtivi tra la sposa del re Boabdil ed un cavaliere della tribù degli Abencerrajes. Il re venuto a conoscenza del tradimento della moglie organizzò una festa in onore di tutta la tribù, ma non sapendo quale fosse l’amante della moglie li fece decapitare tutti, all’interno di questo patio.Del tanto sangue versato ne sono visibili ancora delle tracce sul fondo della fontana.

Il Patio della Sultana

Prima di dirigerci verso i Palazzi Nasridi vero cuore del complesso dell’Alhambra, ci spostiamo nella parte dei giardini alti del Palazzo del Generalife, un vero mosaico in forma vegetale. Perdersi tra i suoi viottoli che costeggiano aiuole ingombre di fiori in un crescendo di aromi ed odori, e zigzagando tra piccole fontane, magnolie secolari e siepi potate in maniera artistica è un’esperienza mistica.

I giardini alti del Generalife

I giardini alti del Generalife

Un’altra immagine dei giardini alti del Generalife

Granada inizia ad acquisire importanza solo con l’arrivo degli arabi, l’età dell’oro coincide però con l’ascesa al potere, nel 1238, della dinastia Nasride, infatti con lo sviluppo della città bassa e l’inizio della costruzione dell’Alhambra, inizia per la città un’epoca di prosperità e di abbellimenti che raggiunge il culmine durante i regni di Yusuf I e Mohammed V quando vengono edificati i palazzi Nasridi dell’Alhambra.

Solo le 15.30 siamo pronti ad entrare…………………………

Parte superiore Portale Ingresso Palazzi Nasridi

Il Mexuar è il primo palazzo che si incontra all’interno del complesso dei Palacios Nazaries, il nome proviene dall’arabo “Maswar”, il luogo dove si riuniva la Sura o il Consiglio dei Ministri, infatti questa era la parte pubblica ed amministrativa, l’unica a cui chiunque poteva avere accesso. era qui al centro di questo ampio salone che il sultano dall’alto di una piattaforma presiedeva importanti riunioni ed esercitava la giustizia.

L’ampio salone denominato Mexuar

Dal Mexuar si accede direttamente all’oratorio, luogo di preghiera islamica, grazie alle ampie finestre il pellegrino durante la funzione poteva ammirare il panorama e meditare sulla grandezza della creazione divina.

Le ampie finestre dell’oratorio

Da qui si accede direttamente al Patio con al centro la fontana di Lindaraja, il luogo dove il sultano riceveva i propri sudditi. La porta visibile nella foto sottostante è così stretta in quanto l’accesso era consentito ad una sola persona alla volta, e ciò permetteva alle guardie di controllare più agevolmente l’ingresso.

Il Patio con la fontana Lindaraja

Passato il controllo si accedeva alla stanza Dorata luogo adibito all’esercizio del potere esecutivo dove si registravano e si mettevano in atto le sentenze del sultano. Il nome deriva semplicemente dalla colorazione del soffitto di legno dipinto.

La stanza Dorata non è altro che uno spazio di collegamento tra il Mexuar ed il Palacio de Comares

Il Patio della camera Dorata

Da qui si abbandonano le sale pubbliche ed istituzionali per accedere alla parte privata e più intima dei Palacios Nazaries, aumenta quindi lo sfarzo e la cura di ogni singolo dettaglio. Nulla è casuale nella realizzazione di questa opera e se ci si trova dinanzi a due porte la ragione è presto detta, quella di destra conduce alle stanze di servizio della famiglia, quella di sinistra attraverso un piccolo corridoio curvo immette nel Patio de Comares o Patio dei Mirti.

Il Patio dei Mirti e sullo sfondo la torre di Comares

All’interno della Torre de Comares (la più alta di tutta l’Alhambra) si trova anche la stanza più grande di tutto il complesso che un tempo ospitava il trono del sovrano conosciuta con il nome di Salòn de Comares o Salòn de los Embajadores in quanto è qui che il sultano riceveva le delegazioni.

Salòn de Comares o Salòn de los Ambajadores

Ora attraverso un arco moresco si ha accesso al Patio più famoso di tutta l’Alhambra “Il Patio de Los Leones” il luogo più privato del palazzo, qui la vita pubblica non aveva mai accesso ed i regnanti vivevano in piena libertà. E sicuramente è in questa parte del complesso che è possibile ammirare i punti più elevati della cultura moresca. Come non riportare la testimonianza lasciataci nel suo libro “racconti dell’Alhambra” dal diplomatico americano Washington Irwing che per alcuni anni della sua vita ha vissuto all’interno del complesso.

Non vi è luogo nell’Alhambra, che, quanto questo, renda idea della sua bellezza e grandiosità originali…… Al centro si eleva la fontana, resa così famosa da romanze e ballate. Le tazze di alabastro spandono ancora le gocce adamantine e dodici leoni che le reggono, ancora spruzzano i loro fiotti cristallini come al tempo di Boabdil.

Washington Irving
Il Patio dei Leoni

La famosa fontana dei leoni

Ancora Washington Irving ci fa da speciale guida all’interno di questi locali:

“da uno dei lati della corte, un portico riccamente ornato porta ad una grande sala col pavimento di marmo bianco, chiamata la sala delle Due Sorelle. Una cupola a trafori lascia filtrare una luce pacata e permette una maggiore circolazione d’aria”

La cupola riccamente decorata della sala delle Due Sorelle

Le due sorelle non sono donne ma le lastre di marmo visibili accanto alla fontana centrale, uguali per dimensione, peso e colore.

Il Pettinatoio della Regina

Nelle adiacenze della sala denominata il pettinatoio della regina è visibile il patio di Lindaraja che si discosta molto dall’architettura precedente, molto più simile ad un chiostro di un monastero che un patio moresco. Nato originariamente come un giardino aperto venne chiuso con la costruzione degli alloggi imperiali.

Il cortile di Lindaraja

Terminata la visita dei Palacios Nazaries una volta usciti nuovamente all’aperto ci si trova di fronte ad un palazzo costruito con uno stile che contrasta totalmente con quello degli edifici appena ammirati. Siamo di fronte al Palazzo di Carlo V dallo stesso voluto, sceso a Granada in luna di miele si innamorò a tal punto del posto che volle risiedere all’interno dei palazzi arabi. Nel 1526 ordinò la costruzione di questo palazzo che venne finanziata con le imposte pagate dai moriscos. L’incarico fu affidato a Pedro Machuca architetto formatosi in Italia presso la scuola di Michelango. La semplicità della planimetria (un cerchio inserito all’interno di un quadrato) e l’armonia delle linee conferiscono alla bellezza dell’edificio tutta la sua maestosità: La facciata è costituita da due corpi: uno superiore, scandito da colonne ioniche ed uno inferiore bugnato. L’insieme costituisce una delle più belle creazioni del Rinascimento.

Il palazzo di Carlo V

Le sorprese dell’Alhambra non sono ancora finite ci aspetta ora la visita al Palazzo del Partal con i suoi splendidi giardini che scendono a terrazza verso il muro di cinta. Del palazzo non restano ormai che pochi resti mentre i giardini circostanti sono stati realizzati nel corso del XX sec. Bellissimo l’effetto realizzato davanti al palazzo, con la grossa vasca che ne riflette l’immagine sulla superficie in un contesto…….. da mille e una notte.

I Giardini del Partal

Molti iniziano la visita da qui, invece noi la terminiamo, stiamo parlando dell’Alcazaba la parte più antica del complesso. Pur non essendo stata concepita dagli arabi è sotto la loro dominazione che le mura dell’Alcazaba hanno goduto del loro maggior splendore. Ad iniziare dal nome che deriva dal termine arabo “Al-Qasaba” tradotto in “la rocca” o la “cittadella”. Se in origine ha rappresentato il prototipo di fortezza inespugnabile, col tempo espulsi i mori ed annientata la minaccia turca l’impero spagnolo non aveva più nemici in questa zona e si decise così di trasformarla a giardini conosciuti con il nome di Jardìn de los Adarves. La loro creazione è del tutto degna di una delle favole narrate da Shahrazàd al sultano, i soldi necessari al loro allestimento provennero dal ritrovamento di due vasi ricolmi d’oro nascosti in quel luogo dagli ultimi abitanti musulmani dell’Alhambra.

Veduta dell’Alcazaba

I giardini de los Adarves

Imbrunire sull’Alhambra dal mirador di San Nicola

Scende la notte sull’Alhambra

Una curiosità sul motto presente sull’emblema di Carlo V in origine fu “nec plus ultra” non più avanti che a seguito della scoperta della Americhe divenne “plus ultra” ovvero andare oltre.


e per terminare in bellezza la nostra visita alla città di Granada quale modo migliore che gustarci una meravigliosa paella nel locale abitualmente frequentato da Federico Garcia Lorca?

La miglior paella di tutta l’Andalusia


“Le ore lì sono più lunghe e più gustose che in nessun’altra città della Spagna. Ha crepuscoli complicati di luci costantemente inedite che sembrano non terminare mai.”

Pensiero di F.G. Lorca su Granada


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