Corsica 2014

Ritorno in Corsica per una vacanza rigenerante di pochi giorni alla scoperta del suo lato più selvaggio compiendo l’intero perimetro di capo Corso comunemente detto il “dito” per via della sua forma. Partenza dalla città di Savona con il traghetto della compagnia “Corsica ferries” destinazione Bastia principale approdo per i traghetti che giungono dall’Italia. 

 

Bastia – Il porticciolo vecchio

Attraverseremo pittoreschi paesini di pescatori ognuno con il suo porticciolo, le barche all’ormeggio e le reti stese ad asciugare al sole, per poi immergersi nella sua natura selvaggia dove il verde intenso delle sue foreste contrasta con le mille sfumature azzurre del suo mare.   

Santa Maria di Loto

Lasciata Bastia punteremo con decisione verso nord lungo la costa orientale di Capo Corso fino a giungere al paesino di Macinaggio , qui dove la strada lascia la costa per addentrarsi tortuosa fra i monti ci dedicheremo ad un trekking lungo il sentiero dei doganieri così denominato in quanto in passato utilizzato dalle guardie per combattere gli sbarchi dei contrabbandieri.

Una volta guadagnata la parte occidentale del capo sempre percorrendo il suo profilo costiero raggiungeremo l’elegante cittadina di St. Florent, da qui con l’ausilio di due biciclette stile Graziella (portate da casa allo scopo) ci addentreremo attraverso il deserto degli Agriati per raggiungere la bellissima spiaggia di sabbia bianca finissima di Saleccia.

L’elegante cittadina di St. Florent

Da qui con una lunga cavalcata in auto ci sposteremo fino alla punta meridionale dell’isola per visitare l’incantevole cittadina di Bonifacio scenograficamente adagiata sulle bianche scogliere che sovrastano le bocche omonime.

Il nucleo antico di Bonifacio arroccato sulle sue scogliere

Lasciataci alle spalle la cittadina di Bastia bastano pochi chilometri e si arriva nel bel borgo di Erbalunga caratterizzato dalla vecchia torre di guardia genovese che si erge solitaria sulla scogliera ai margini dell’abitato. Un fantastico balcone sul mare con le sue vecchie case in pietra ed il piccolo porticciolo ingombro di gozzi, nelle lastricate stradine interne diversi ristorantini che offrono il pesce pescato localmente.

Capo Corso il villaggio di Erbalunga

Il porticciolo di Erbalunga

Sarà la totale assenza di turisti ma è sufficiente girovagare lungo i suoi vicoli che sfociano in scenografiche piazze per sentirsi avvolti dell’atmosfera d’un tempo ormai passato quando dal suo porto salpavano navi cariche di botti del vino prodotto lungo le fasce dei paesi dell’interno. Bastano pochi chilometri immersi in questa esuberante esplosione di natura primordiale per giungere alla spiaggia della Marina di Sisco.

Le accogliente piazze di Erbalunga

L’ampio arenile di Marina di Sisco

Qui giunti abbandoniamo la costa per inerpicarci lungo la strada che sale verso l’interno isolano attraversando minuscoli paesini sparsi lungo la valle e tenacemente aggrappati alla solida roccia di montagna Villaggi composti da poche casupole costruite secondo le regole antiche, con tutti i tetti composti dalle caratteristiche tegole di pietra scura locale: lo scisto. 

Attraversiamo prima il paesino di Sisco con la bella cappella dedicata a San Martino  per arrivare a Crosciano con le sue case antiche di pietra scura e la piccola piazzetta con la fontanella dell’acqua ombreggiata dalle fronde di un bel leccio. Il silenzio e la quiete ci avvolge, abbagliati dai fantastici contrasti cromatici  dell’azzurro del mare all’orizzonte ed il verde della foreste che ci circondano.


L’isolata Cappella dedicata a San Martino

Le case in pietra di Crosciano

Crosciano – la piazzetta con la fontana

Riguadagniamo la costa all’altezza della Marina di Sisco per continuare verso nord lungo la costa orientale del capo è tutto un susseguirsi calette, spiagge coste frastagliate e punti panoramici. Arrivati a Marina di Pietracorbara imbocchiamo la strada sterrata, percorribile anche da mezzi non fuoristrada, che si inerpica lungo le pendici del Monte Alticcione che ci regala sublimi vedute della costa orientale del “dito”.

La frastagliata costa orientale di Capo Corso

Veduta della costa dall’alto dei tornati del monte Alticcione

Vedute lungo la pista del Monte Alticcione

Ritornati sull’asfalto proseguiamo la salita superando il paese di Luri ed arranchiamo lungo i tornanti del Colle di Santa Lucia, il passo più settentrionale dell’isola che mette in collegamento i due versanti di capo Corso,  sul sperone roccioso che sovrasta questo spartiacque sorge la medievale torre genovese detta “Torre di Seneca”, narra infatti la leggenda che in questo luogo vivesse il famoso filosofo quando venne esiliato in Corsica dall’imperatore Claudio su istigazione della moglie Messalina. Dall’alto dei suoi 564 metri sul livello del mare  regala a tutti i visitatori una vista panoramica su un susseguirsi di colline coperte di macchia mediterranea che digradano da una parte verso il mare ligure e dall’altra verso il mar di Corsica.

Veduta dall’alto dal sito della Torre di Seneca
La torre di Seneca

“D80” la strada costiera che serpeggia lungo il capo

Veloce rientro verso la costa, proseguiamo la salita lungo la D80 verso l’apice del Dito, è tutto un susseguirsi di splendide calette con un mare dalle sfumature smeraldine. Sostiamo presso il piccolo borgo di Porticciolo un’oasi di tranquillità con le sue casette dai tetti di ardesia e piante fiorite accanto all’uscio. Le case sono tutte addossate le une alle altre per antiche ragioni di sicurezza, questo luogo all’apparenza sonnacchioso  può vantare un passato illustre, fino al 1875 possedeva ancora un’importante cantiere navale, e numerosi commerci con l’Italia ed era la casa di un grande numero di pescatori, ai giorni nostri ne sopravvive uno solo.

Il piccolo borgo di Porticciolo

Proseguiamo la nostra risalita di Capo Corso lungo la litoranea costiera che nel suo percorso offre continue vedute di prepotente e selvaggia natura, monti rigogliosi ricoperti di foreste alla nostra sinistra e tutto un susseguirsi di spiagge e calette dall’acqua trasparente alla nostra destra.

Capo Corso – Tour de Meria

Ogni tanto questa preponderante natura si interrompe per incontrare un minuscolo gruppo di case affioranti dalla rocciosa scogliera, antichi villaggi di pescatori sorvegliati dall’onnipresente torre di Guardia come nel caso dell’abitato di Tour de la Meria dove è visibile una torre genovese in rovina, antico simulacro delle difese costiere costruite dalla Repubblica di Genova tra il 1530 e 1620 per arginare gli attacchi dei pirati.

lungo la costa orientale di Capo Corso

Le spiagge solitarie dalle acque smeraldine di Capo Corso

Siamo ormai in dirittura d’arrivo al nostro capolinea giornaliero, la principale cittadina del lato orientale del Capo Corso: Macinaggio, uno dei porti meglio organizzati del Capo, numerose le personalità che vi approdarono: a partire dall’eroe nazionale Pasquale Paoli che guidò la lotta per l’indipendenza della Corsica da Genova, che tornò sull’isola dopo ben ventuno anni di esilio, e venne accolto trionfalmente dal popolo. L’imperatore Napoleone e l’imperatrice Eugenia che, nel 1869, di ritorno dall’inaugurazione del Canale di Suez, fu costretta da una tempesta a fermarvisi.  

Il porticciolo di Macinaggio


Altra veduta della cittadina di Macinaggio

Oggi abbandonata l’auto nel posteggio dell’albergo di dedicheremo al trekking lungo il sentiero che percorre l’estrema punta del capo, detto il “sentiero dei doganieri” in quanto si sviluppa lungo la via percorsa un tempo dalle pattuglie dei doganieri per reprimere gli sbarchi dei contrabbandieri.

L’inizio del sentiero dei doganieri

Per giungere alla partenza del trekking bisogna uscire dal paese lasciandosi alle spalle il porto seguendo le indicazioni del camping “la Plage”. Superato il campeggio il sentiero abbandona l’asfalto per continuare lungo una sterrata che ci introduce subito nella natura selvaggia del capo. Questa sensazione da luogo alla “fine del mondo”  viene amplificata dalla totale solitudine nella quale ci troviamo a camminare, sotto un cielo carico di nuvoloni neri che presto si trasformano in pioggia sferzante, accompagnata da folate di vento gelido.

Lungo il sentiero dei doganieri

Proseguiamo lungo la traccia del sentiero subito avvolti dalla macchia mediterranea, cisti, lavanda, ginestre e rosmarino tutt’intorno, inebriano i nostri sensi con il loro profumo ed i loro colori.

Solitarie calette

Davanti ai nostri occhi si alternano splendidi panorami costieri, sporgenze rocciose, isolotti, spiagge solitarie ed all’improvviso la sagoma scura degli isolotti di Finocchiarola luogo di riproduzione del raro gabbiano corso.

Sentiero dei Doganieri

La flora del capo

L’isolotto di Finocchiarola

Nonostante i nuvoloni neri che insistono sulla nostra testa la trasparenza del mare del capo mantiene delle sfumature color smeraldo


Altra veduta lungo il sentiero dei doganieri

La spiaggia di Santa Maria

La natura del capo ai margini del sentiero è tutta un’esplosione di colori noi proseguiamo attraverso un prato fiorito completamente tappezzato dal rosso dei papaveri lungo la costa segnata da un susseguirsi di splendide calette, peccato la mancanza del sole che ci avrebbe regalato visioni piene di colori.

La bellezza del prato ingombro di papaveri

Giungiamo infine ai piedi delle rovine della diroccata torre genovese, che a me ha ricordato la disastrata torre in cui è ospitato Mago Merlino nel film d’animazione “La spada nella roccia”.


La spiaggia di Cala Genovese

Superata la spiaggia di Cala Genovese subito ci accoglie una nuova spiaggia la cosiddetta Cala Francese 

La spiaggia di Cala Francese

Superata la spiaggia di Cala Francese la costa si fa più aspra ed il sentiero s’inerpica lungo la macchia.

……..e basta volgere lo sguardo all’indietro per avere una fantastica visione d’insieme della strada appena percorsa

Davanti ai nostri occhi si staglia la mole inconfondibile della Torre dell’Agnello sulla punta omonima.

Nelle adiacenze della Torre dell’Agnello il sentiero dei doganieri prosegue inerpicandosi sulla costa frastagliata fino alla spiaggia di Cala, al largo l’inconfondibile silhouette dell’isola della Giraglia con il suo candido faro.


L’isola della Giraglia

L’isola della Giraglia

Sostiamo ai piedi della Torre dell’Agnello per consumare il nostro pranzo al sacco con vista sulla spiaggia di Cala con alle spalle un’interessante zona di stagni retrodunali, che assicura un habitat perfetto agli uccelli migratori, folaghe, gallinelle d’acqua e aironi, numerosa la presenza di libellule e rane. Al termine della spiaggia il minuscolo paesino di Barcaggio , l’abitato più a nord di tutta la Corsica. 

Torre dell’Agnello

La spiaggia di Cala e il paesino di Barcaggio

Ritorno a Macinaggio seguendo lo stesso sentiero a ritroso.

Il giorno successivo di buon mattino lasciamo Macinaggio con l’intento di portarci verso il lato occidentale del “dito”, seguendo il corso della “D80” si abbandona subito la costa per inoltrarsi verso l’interno, il paesaggio cambia bruscamente, dalle sfumature color smeraldo del suo mare al verde intenso dei boschi che ricoprono le pendice dei monti di Capo Corso. Una natura prorompente con un che di selvaggio, a pochi passi dal mare si elevano montagne dall’atmosfera antica dove sopravvivono piccoli villaggi letteralmente arroccati su queste pendici boscose profondamente immersi nei classici profumi della macchia mediterranea. E questa è forse la vera essenza e l’unicità di questa grande isola a pochi passi da casa ma che sa regalare a chi sa coglierlo tutto quel senso di mistero che sa di lontananza. 

L’abitato di Rogliano

Rogliano una dei primi paesi che si incontrano e certamente quello più caratteristico e carico di storia. Nei suoi confini si possono ammirare le rovine di tre castelli, torri d’avvistamento genovesi e al centro in posizione elevata su di una terrazza panoramica si erge la chiesa di Sant’Agnellu.

Girovagando tra le vecchie case del paese immerse nel verde di queste rigogliose montagne dove non mancano meravigliose vedute della costa occidentale dell’isola. Noi proseguiamo fino al valico del Col de la Serra con sosta presso uno dei simboli isolani il “mulino Mattei” contornato da un paesaggio brullo classico della macchia mediterranea, questa conica costruzione con il suo tetto rosso e spiovente ci trasporta alla mente i paesaggi della Mancia spagnola e del suo eroe più famoso il Don Chisciotte di Cervantiana memoria.

Moulin Mattei

Pochi chilometri e abbandoniamo la D80 imboccando il bivio alla nostra destra lungo la D35 che ci conduce fino al l’incantevole porticciolo di Centuri. Antico porto romano, in seguito genovese oggi tranquillo villaggio di pescatori che deve la sua fortuna alla pesca dell’aragosta. Noi non perderemo l’occasione di gustarcene una in uno dei numerosi ristorantini presenti nel suo minuscolo paesino

Veduta dall’alto del paesino di Port-Centuri

Il paese si rivela in pochi minuti in quanto le poche case presenti sono tutte raccolte intorno all’insenatura naturale che funge da ricovero alla flotta di barchette dedite alla pesca del prezioso crostaceo che poi viene offerto, cucinato e consumato dalla manciata di ristoranti che si specchiano sull’acqua della piccola baia.

barche all’ormeggio nel porticciolo di Centuri

Lasciamo il bel porticciolo di Centuri riguadagnando la strada principale, la “D80” che serpeggia lungo il perimetro della costa occidentale assecondando le tante pieghe della sua costa frastagliata regalandoci meravigliose vedute su piccole calette e spiagge solitarie. A volte la strada abbandona il percorso costiero per arrampicarsi nuovamente lungo i rilievi di questo territorio selvaggio, ed allora alle vedute marine si alternano visioni di pacifici paesini placidamente adagiati al fianco della montagna e letteralmente circondati da bei prati fioriti.

 

 

I numerosi tornanti della “D80” che segnano il percorso della costa occidentale

Il bel paesino di Pino contornato da prati splendidamente fioriti

Proseguiamo la nostra discesa lungo la parte occidentale della penisola di Capo Corso, siamo nuovamente al livello del mare e ne approfittiamo per visitare il piccolo borgo di Marine de Scalo, il cielo plumbeo e la violenta mareggiata che scarica la violenza delle sue onde sulle case di questo minuscolo paese costruito direttamente sulla scogliera al punto che paiono fuoriuscire dalla schiuma del mare non fa che aumentare quel senso di selvaggio e lontano che caratterizza questa parte dell’isola.

Il piccolo agglomerato di Marine de Scalo

Seguendo il tortuoso percorso della D80 adesso è tutto un alternarsi di splendide marine, in successione Marine de Giottani, punta Bianca con la marina di Albo prima di giungere in vista della bella spiaggia nera di Nonza. La sua particolare colorazione è dovuta alla presenza nella sabbia di scorie di amianto, minerale presente in gran quantità nella regione. 

Marine de Giottani

Marina di Albo

La spiaggia nera di Nonza

Il paese di Nonza appare di fronte ai nostri occhi caratterizzato dalla sua torre a picco sul mare, lo stesso si trova in posizione stupenda arroccato sul suo promontorio roccioso a dominio dell’immensa spiaggia nera sottostante. Questo grappolo di case oltre ai resti della torre genovese è caratterizzato dalla chiesa dedicata a Santa Giulia che con la sua faccia colorata contrasta con il grigio predominante delle sue abitazioni.

L’abitato di Nonza

Santa Giulia patrona della Corsica venne qui martirizzata per il suo rifiuto a partecipare ai riti pagani, colpevole di essere cristiana le vennero strappati i seni e gettati dalla scogliera. Si narra che nel punto esatto dove caddero sgorgò la miracolosa fonte, detta da allora “la sorgente delle mammelle”. 

Nonza – la chiesa di Santa Giulia

Pochi chilometri ci separano ormai da St. Florent perla di questa parte di costa, stretta fra il deserto degli Agriati e Capo Corso, al centro di una natura incontaminata ed allo stesso tempo lambita dalle onde del mediterraneo, vecchio villaggio di pescatori con uno scenografico porticciolo turistico ha saputo trasformarsi da cittadella genovese a meta balneare ambita da turisti di tutto il mondo.

Saint Florent

ll Porticciolo di Saint Florent

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