La Riserva dello Zingaro

“Questo angolo di paradiso ancora pulito, questa vegetazione spontanea e forte che sposa l’intenso azzurro di un cielo terso al cangiante colore di un mare dalle acque limpide e cristalline, è uno scrigno aperto laddove la terra profuma ancora di terra ed il mare profuma ancora di mare, due componenti che ispirano allo studio, alla meditazione alla distensione fisica e spirituale.” (G. Battaglia).

Questa è la bella definizione data dallo scrittore siciliano che campeggia nella home page del sito dedicato alla riserva, purtroppo spesso la realtà non è così bella che uno se la immagina. Ci svegliamo e piove, la programmata passeggiata lungo i suoi sentieri con bagno finale nelle sue acque turchesi è gioco forza rinviata. Decidiamo quindi di spostarci sul lato che ricade sotto il comune di San Vito Lo Capo, nel primo pomeriggio il tempo migliora e possiamo quindi avventurarci alla scoperta della riserva senza però bagnarci nelle sue acque. Numerosi i sentieri percorribili all’interno dei suoi confini, i principali prevedono un sentiero costiero, uno di mezza costa ed il sentiero alto. La loro lunghezza varia dai 7 agli 8 chilometri ciascuno con una percorrenza che va dalle due alle quattro ore, c’è il sentiero facile (quello costiero) e quello consigliato ai soli escursionisti esperti (il sentiero alto).

Terminata l’escursione all’interno della riserva ci spostiamo per la notte ad Erice, antica città fenicia posizionata a 751 metri d’altezza sul monte omonimo. Superbamente difesa da mura e torrette, il suo sviluppo presenta un labirinto di vicoli e stradine, conosciuta in tutto il mondo per il suo centro di Cultura Scientifica Ettore Majorana fondato nel 1963 dall’emerito professore Antonino Zichichi.

Quando giungiamo noi al primo calare delle tenebre la troviamo completamente avvolta da una fitta coltre di nebbia che la rende ancora più misteriosa ed inarrivabile.

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