Parco Regionale della Maremma

Il Parco Regionale della Maremma è una vera oasi naturale che si estende lungo il litorale toscano dal promontorio di Talamone fino alla foce del fiume Ombrone.

Mappa dei confini dell’area naturale

Un territorio che al suo interno si segnala per la presenza di ecosistemi molto diversi tra loro, troviamo la zona delle paludi in corrispondenza della foce del fiume Ombrone, la pineta nei pressi di Marina di Albarese poi la fascia dei monti dell’Uccellina coperti da una fitta macchia mediterranea che percorre l’intera area pararellamente alla costa, senza dimenticare l’alternanza di spiagge sabbiose, scogliere e baie nel tratto tra Talamone e Principina Mare.


Una visione dall’alto dell’area naturale

Negli anni passati nel periodo della nostra visita il parco era aperto solo per alcuni giorni della settimana, attualmente invece è possibile visitarlo tutti i giorni dell’anno con l’esclusione del solo giorno di Natale.

Per accedere all’area sono stati previsti diversi tipi di abbonamento: quello mensile al costo di 15 €, quello trimestrale al costo di 35 €, quello annuale al costo di 100 € escluso il trimestre estivo di Giugno, Luglio e Agosto.

Molteplici le passeggiate che è possibile compiere oggi all’interno del perimetro della riserva, mentre nel periodo della nostra visita solo 4 erano gli itinerari percorribili e segnalati all’interno del parco.

1 SAN RABANO 2 LE TORRI 3 LE GROTTE 4 CALA DI FORNO

Vediamoli sommariamente con l’aiuto delle foto da me scattate all’epoca

Una volta raggiunta la chiesa di Albarese è facile seguire l’indicazioni per l’inizio del percorso.

La parte iniziale del percorso dentro il bosco

Ci si inoltra subito in un’ombrosa foresta che ci conduce fino ai piedi dei resti dell’abbazia di San Rabano e la prospicente torre dell’Uccellina.

Il campanile dell’abbazia di San Rabano

Ancora pochi passi ed è possibile raggiungere due postazioni spettacolari dalle quali si può ammirare una meravigliosa veduta sulla spiaggia di Cala di Forno a sud, oppure volgendo lo sguardo verso la pineta Gran Ducale e la foce del fiume Ombrone.

Le torri d’avvistamento sparse lungo i rilievi della costa
La veduta della spiaggia di Cala di Forno
La pineta Gran Ducale e la foce del fiume Ombrone.

Il secondo itinerario conduce alla scoperta di parte del sistema difensivo ideato per proteggersi dagli attacchi dei corsari, attraverso la costruzione e l’utilizzo di una serie di torri ubicate sui promontori prospicienti alla costa per avere il controllo e una miglior visibilità del mare.

La pineta Granducale

Per percorrere questo itinerario bisogna inoltrarsi lungo la piante Granducale fino a raggiungere il ponte di legno.

Il ponte di legno

Seguendo la segnaletica predisposta dal parco si arriva alla torre di Castelmarino, obbligatoria la sosta per godere della vista mozzafiato sul mare e sulle isole dell’arcipelago toscano.

La torre di Castelmarino

Da qui si riguadagna la spiaggia solitaria in basso per poi risalire sempre attraverso la pineta alla torre di Collelungo.

Torre e spiaggia di Collelungo

All’interno del parco sono ubicate un discreto numero di piccole grotte e caverne, sia nella parte più interna del rilievo calcareo che lungo la costa rocciosa marina.

Lasciata l’auto nel parcheggio in località Pinottolai si prosegue lungo la strada esistente nella pineta Granducale, fino a raggiungere, ancora una volta, il ponte in legno per il passaggio pedonale, dove un cartello segnala il percorso per l’itinerario A3.

Da qui ci si immerge in una folta macchia dominata dagli alti lecci che ci conduce alle sponde del piccolo stagno del “Precoriale” per poi inoltrarsi nuovamente nel verde del bosco.

Seguendo la traccia segnata dal sentiero si arriva in una delle zone più suggestive del Parco, dove le grotte che si aprono qua e là nelle antiche scogliere raccontano millenni di storia dalle prime frequentazioni umane risalenti al Paleolitico ai ricoveri dei pastori transumanti e delle loro greggi. Costeggiando un vecchio canale di bonifica, si seguono le indicazioni per il percorso di ritorno.


Oggi a pieno titolo uno dei sentieri del parco, all’epoca della nostra visita era possibile raggiungere questa bella spiaggia ma non esisteva ancora un sentiero segnalato all’uopo. Occorreva con una giusta dose di spirito di avventura inoltrasi e farsi largo nella fitta vegetazione mediterranea.

La fitta coltre fatta di piante di rosmarino, ginestra e cisti cresce incontrollata, intralcia il cammino, fa incespicare nascondendo a volte la pista da seguire che prosegue all’ombra di secolari boschi di ginepro.

All’improvviso al termine della fitta boscaglia si apre davanti ai nostri occhi in tutto il suo splendore la piccola baia di Cala di Forno.

Cala di Forno

Nelle vicinanze della spiaggia è ancora oggi possibile vedere un’edificio che in passato ha svolto il compito di dogana. Era infatti questo il posto in cui il carbone estratto dalle miniere dell’interno veniva trasportato con l’ausilio di lunghe carovane di muli per essere poi imbarcato e commercializzato nei vari mercati.

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