Passeggiando in Paradiso

Resoconto prevalentemente fotografico di un vecchio trekking realizzato più di trent’anni fa in compagnia di colei che poi diventerà mia moglie e di un’amico di vecchia data. Andremo a spasso se non proprio nel paradiso terrestre delle sacre scritture, nel paradiso della Liguria in quello spicchio di terra sospeso tra il mare ed il cielo che anche in America amano e ci invidiano molto.


La cittadina di Levanto

Nostro punto di partenza la cittadina di Levanto bella località della riviera di Levante che pur non facendo parte delle Cinque Terre può a giusto titolo esserne considerata la sua porta d’ingresso, per terminare nell’antico borgo di Portovenere attraversando e conquistandoci a piedi, passo dopo passo quel territorio unico ed inimitabile che sono i borghi marinari di Monterosso, Vernazza, Corniglia, Manarola e Riomaggiore da tutti conosciute come Le Cinque Terre.

Una volta scesi alla stazione ferroviaria guadagniamo subito l’ampia spiaggia di Levanto, giungere all’inizio del sentiero è veramente semplice basta dirigersi verso il castello, proprio a fianco del porticato di una bella villa in posizione dominante sull’arenile parte la segnaletica del sentiero che ci guiderà fino a Monterosso.

La via acciottolata ci conduce in breve, attraverso una lieve salita, ai primi margini del bosco, questo comodo sentiero percorribile anche con bambini permette in circa due ore e mezza di giungere a destinazione ma per chi come noi ha tutto il tempo a disposizione e tanta voglia di godersi gli splendidi panorami e scattare molte foto il tempo si dilata fino ad impiegare tutto il pomeriggio, pertanto c’è tutto il tempo per la sosta pranzo.

Si prosegue lungo un paesaggio caratterizzato dalla classica macchia mediterranea e da lecci i profumi che emana la vegetazione sono molto forti il mare sullo sfondo con le sue colorazioni turchesi crea contrasti che invitano a molteplici pause, sia per scattare qualche foto o semplicemente per contemplare il meraviglioso habitat cui siamo immersi.

Giunti a Punta Mesco lo sguardo spazia su tutte le Cinque Terre, baciati dal caldo sole in completa solitudine viviamo un momento di rara ispirazione. Da qui inizia la discesa che ci porterà a Monterosso da un punto panoramico riusciamo a gustarci con calma la bellezza del borgo e del suo mare.

Il borgo di Monterosso al mare

Non ci resta che trovare un posto comodo dove montare la tenda per la notte e nel silenzio che ci avvolge mentre scendono le ombre della sera ci godiamo l’ultima immagine del promontorio che lentamente svanisce alla nostra vista con gli ultimi raggi del sole calante.


Colazione rifocillante e siamo pronti a ripartire, ci lasciamo alle spalle la prima delle cinque perle incastonate nelle scogliere di questa parte di Riviera Ligure. A questo punto il sentiero parte in salita con una serie interminabile di scalini che tagliano in due meravigliosi appezzamenti a picco sul mare dove è possibile apprezzare la fatica fatta dall’uomo per plasmare la montagna alle sue necessità.

Al termine della scalinata il sentiero si fa pianeggiante e permette di godere appieno di panorami sempre stupendi, fino a giungere ad un bellissimo balcone con vista impagabile su Monterosso.

Il balcone con vista su Monterosso

Non solo la bellezza del paesaggio, ma principalmente il rapporto di simbiosi che si è creato fra l’uomo e la natura che ha creato quei mirabili terrazzamenti a strapiombo sul mare con mirabili muretti a secco che hanno contribuito a far ottenere a questi piccoli borghi il riconoscimento di Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO per il paesaggio di qualità eccezionale.

La caparbietà dell’uomo ha permesso di addomesticare il territorio con oltre 700 km di muretti a secco riuscendo così ad addolcire le notevoli pendenze del terreno ricavandone spazi sui quali coltivare. Trasformando paesi che per loro natura erano votati esclusivamente alla pesca in luoghi in cui era possibile coltivare la vite, l’olivo ed altri alberi da frutta quali l’arancio ed il limone.

Proseguiamo alternando brevi salite a tratti pianeggianti sempre seguendo il classico segnavia bianco e rosso e ad un certo punto si profila in lontananza l’abitato di Vernazza. L’impressione di essere arrivati è solo un’illusione c’è ancora da scarpinare.

Avanziamo tra i vari appezzamenti coltivati ad olivi ed ortaggi, ci sono anche alcune vigne e passiamo a fianco alla famosa monorotaia che qui viene utilizzata per trasportare i prodotti agricoli fino a valle in paese. E dopo un paio d’ore in mezzo alla natura con continui scorci panoramici che invitano a fermarsi all’improvviso si staglia di fronte ai nostri occhi la sagoma inconfondibile dell’abitato di Vernazza.

Il borgo di Vernazza

Con la sua torre di avvistamento che pare un’albero maestro Vernazza assomiglia proprio allo scafo di una nave pronta a prendere il largo. Secondo il mio modesto parere il paese più bello di tutte le Cinque Terre, con le sue case colorate addossate le une alle altre, un piccolo porticciolo e la piazzetta dove usano incontrarsi i pochi residenti che la identificano come “U cantu de musse” (l’angolo delle bugie).

Le case colorate dell’abitato di Vernazza

Sosta in loco per assaporare l’atmosfera tipica che qui si respira e per gustarci un buon gelato.

Terminata la visita di Vernazza riprendiamo il cammino lungo un sentiero lastricato, corrispondente al percorso della via Crucis. La mulattiera si inerpica in continua salita tra fasce coltivate, agavi e fichi d’india fino a giungere all’ombroso piazzale del Santuario della Madonna di Reggio che conserva al suo interno l’immagine della Vergine Nera che la leggenda vuole compiuta da S.Luca.

Da qui si prosegue in continua discesa in un contesto agricolo coltivato a vite ed a un tratto ecco Corniglia allungata sul suo promontorio con la bella spiaggia di Guvano in primo piano.

Corniglia in lontananza e in primo piano la spiaggia di Guvano

Le prime case del borgo si annunciano strette intorno alla chiesa di San Pietro

La bella facciata della chiesa di San Pietro (Corniglia)

Al tempo del nostro trekking il sentiero non era interessato dalle numerose frane che al giorno d’oggi hanno portato alla sua chiusura per urgenti lavori di sistemazione (apertura prevista 2023) pertanto si poteva raggiungere Manarola in maniera molto più agevole seguendo l’itinerario azzurro e rimanendo all’altezza del mare.

Uno scorcio di Manarola tra l’esuberanza della natura in fiore

Manarola insieme a Corniglia è uno dei borghi più piccoli di tutte le Cinque Terre, rinomato per la qualità dei suoi vitigni si presenta molto caratteristico agli occhi dei visitatori per via delle sue numerose case-torri in stile genovese dai colori variopinti.

Da qui raggiungiamo velocemente (allora era ancora possibile), attraverso il chilometro e mezzo più famoso al mondo e conosciuto con l’appellativo di Via dell’Amore” considerato inoltre uno dei sentieri più belli d’Italia, l’ultima delle Cinque Terre: Riomaggiore. La via dell’Amore è un percorso spettacolare intagliato nella roccia tra il verde del bosco e l’azzurro delle onde lungo una scogliera a strapiombo sul mare.

La caratteristica via dell’amore che unisce Manarola a Riomaggiore

Un’altra immagine del “sentiero azzurro”

Anche qui come negli altri borghi attraversati in precedenza le case si presentano dai forti colori variopinti e stranamente sviluppate in altezza si pensa per sfruttare al meglio il poco terreno a disposizione, a tutti gli effetti antesignane dei moderni grattacieli delle metropoli statunitensi.

Il colorato villaggio di pescatori di Riomaggiore

La strada che ci divide dal nostro capolinea è ancora lunga (oltre i 12 km) e considerata l’ora faremo una tappa intermedia. Imbocchiamo ora il sentiero n. 3 conosciuto con il nome di “la Via Grande” lasciandoci così alle spalle le Cinque Terre. Si cammina in costante salita lungo l’antica strada che collegava il paese con il Santuario di Nostra Signora di Montenero. Siamo nella classica “Creuza de ma” cantata dal grande De André e ai nostri lati si intervallano vigneti alla classica macchia mediterranea.

Nel tardo pomeriggio giungiamo al panoramico pianoro erboso del Santuario, la vista è assolutamente spettacolare e lo sguardo abbraccia la marina di Riomaggiore e tutto il litorale delle 5 Terre, fino a Punta Mesco da un lato e Portovenere con le isole di Palmaria, Tino e Tinetto dall’altro. 

Il Santuario di Nostra Signora di Montenero

La sua posizione dall’alto dei 342 metri risulta essere il punto più elevato finora raggiunto dal nostro itinerario ed il santuario più che un luogo religioso appare una fortezza inespugnabile posta a guardia delle spumeggianti onde del mare al fondo della valle punteggiata dai numerosi terrazzamenti.

Il borgo di Riomaggiore visto dall’alto del Santuario

Il sole si avvia a tramontare, siamo gli unici ospiti del luogo un senso di pace ci avvolge, Riomaggiore ci appare là in basso, qui è molto piacevole fermarsi, il posto migliore dove passare la notte.

Cielo plumbeo al mattino mentre consumiamo la colazione sul sagrato del Santuario

Questa parte di sentiero che stiamo percorrendo è molto meno noto di quello classico delle Cinque Terre, ma non per questo meno interessante dal punto di visto paesaggistico. Riprendiamo la via sempre in salita anche se molto meno ripida, lo sguardo si perde tra i vigneti e le maestose falesie a picco sul mare, fino ad arrivare al nucleo di Lemmen dove c’è una minuscola cappella.

La cappella di Lemmen

Ancora un breve tratto di salita che ci porta ai 500 metri sul livello del mare, da qui in poi il grosso è fatto ed un cartello ci avverte che mancano tre ore per arrivare a Portovenere.

Il sentiero quasi pianeggiante si inoltra adesso in un bosco di pini e castagni cominciando lentamente a degradare verso il mare, il profumo della macchia mediterranea pervade le nostre narici mentre il panorama si fa via via più spettacolare.

La foschia perdurante non ci permette di godere della veduta spettacolare sul promontorio e sulle isole della Palmaria, del Tino e del Tinetto.

Tocchiamo il paesino di Campiglia da lì la vista sul golfo di La Spezia e sull’isola di Palmaria è incantevole.

Il sentiero ora prende a scendere bruscamente verso Portovenere, noi ci fermiamo alle spalle del borgo dove troviamo un posto meraviglioso dove trascorrere la notte con veduta impagabile sulla chiesetta di San Pietro.

Eccoci infine giunti alla meta, adesso non ci resta che goderci per l’intera giornata il bel borgo medievale di Portovenere, il lungomare che incornicia il suo porticciolo turistico caratterizzato da quella palazzata dagli infiniti colori, per proseguire fino al culmine del suo promontorio dove svetta la chiesetta di San Pietro.

L’infinita gamma di colori dei palazzi di Portovenere

Il promontorio occupato dalla chiesetta di San Pietro

La baia di Portovenere

Ci regaliamo anche l’escursione in barca all’isola di Palmaria che include la visita alla grotta azzurra ed il giro del litorale spezzino.


La grotta Azzurra

E dopo una bella frittura di pesce rientro via mare con splendida veduta di tutte le Cinque Terre in successione.

Riomaggiore
Manarola
Corniglia
Vernazza

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