Queyras


Alla ricerca del “foliage” nel cuore delle alpi francesi, all’interno del Parco naturale Regionale del Queyras, in quella parte di Francia che sta sotto Setrieré e a fianco del gigante di pietra “il Monviso”.

Regione dalle alte montagne, dal difficile accesso almeno fino a poco tempo fa che ha avuto l’effetto di conservare un carattere rurale, qui non ci sono fabbriche, né code né semafori.

Veduta di Brianćon

Entriamo in questo mondo fatato risalendo il Parco Naturale delle Alpi marittime, con sosta presso la cittadina di Brianćon. Situata a 1326 metri d’altezza è la città più alta di Francia, composta da due zone contrapposte tra loro, la parte bassa moderna e dove si possono trovare tutti i servizi necessari e la parte alta cittadella fortificata costruita da Vauban.

Effettuiamo l’accesso attraverso la Porta di Pinerolo che immette nel centro storico pedonale della città. All’interno delle mura ripide stradine affiancate da ambo i lati da antiche dimore con al centro della via un condotto per la raccolta e lo smaltimento ordinato delle acque piovane.

Nella regione del Queiras si contano quattro vallate quella del Guil con da monte a valle i villaggi di Ristolas, Abriès Aiguilles-en Queyras e Château-Ville-Vieille, quella d’Izoard che scende dal passo omonimo, con il villaggio di Arvieux, quella delle Aygues Aygues Blanche, Aygue Agnelle, il villaggio di Molines e di Saint-Véran da ultima quella del Cristillan con il villaggio di Ceillac.

Lasciamo Brianćon salendo lungo il pendio meridionale dell’Izoard, il più sorprendente, alte creste rocciose ci accompagnano lungo la salita in un paesaggio lunare.

Durante la salita in mezzo al nulla all’improvviso dopo una curva in posizione isolata una struttura in muratura è il rifugio Napoleone, uno dei sei voluti dal grande condottiero in ringraziamento dell’accoglienza avuta al suo ritorno dall’isola dell’Elba.

Il rifugio Napoleon sotto la cima del Col de l’Izoard

L’apertura di questa via di comunicazione ha avuto l’effetto di facilitare l’accesso ai diversi paesi del Queyras, la strada continua a scorrere tra i calcari di Cargneules che s’innalzano verso il cielo come immaginari aghi di giganti color ocra, quest’area oggi protetta è detta Casse Déserte.

Casse Déserte

Dalla cima dell’Izoard si può contemplare la zona di Brianćon, il massiccio des Ecrins, la Fonte Sancte e il massiccio dell’Ubaye. Izoard la semplice evocazione del suo nome riporta alla memoria le performance dei ciclisti, su tutti il mitico Fausto Coppi che qui divenne leggenda. Era il Giro d’Italia del 1949 la tappa Cuneo Pinerolo 192 chilometri di fuga solitaria vede giungere Coppi in cima all’Izoard con 6′ 55″ su Bartali suo unico inseguitore. Cantato in maniera mirabile dal cantautore genovese Gino Paoli nella canzone a lui dedicata “Un omino con le ruote contro tutto il mondo, e va su, e va su ancora, un omino che non ha la faccia da campione ed un cuore grande come l’Izoard.“.

Il massiccio dell’Ubaye

Ridiscesi dal colle si entra nella verdeggiante valle di Arvieux conosciuta anche col il nome di valle azzurra dal colore intenso del suo cielo, per fermarci per la notte presso il villaggio di Château-Ville-Vieille.

Il cielo stellato di Château-Ville Vielle

In un ambiente caratterizzato da alberi e montagne, dall’alto del suo colle ci accoglie il bel castello di Queyras ridisegnato dal marchese Vauban. Il forte Queyras fa parte della rete “Sentinels of the Alps” che riunisce le più straordinarie fortificazioni delle Alpi. Il castello ha resistito nel tempo agli assalti delle truppe protestanti inglesi e del Ducato di Savoia, in considerazione della sua posizione è stato spesso utilizzato quale sfondo per diverse riprese cinematografiche.

Un’ultima visione del Castello di Queyras

Nostra prossima meta il villaggio di Saint-Véran il comune più alto di tutta l’Europa con i suoi 2040 metri di altitudine, qui lo spazio e il tempo sembrano dilatarsi. Alle lancette dell’orologio si sostituiscono le ombre delle numerose meridiane, il legno la fa da padrone, di questo materiale ne sono costruite tutte le baite ed anche le numerose fontane vengono ricavate dal legno di larice.

La nostra sosta a Saint-Véran

sui muri di ogni casa qui campeggiano le meridiane antica misurazione del tempo basata sulla posizione del sole, già utilizzate dalle popolazioni egiziane si dice risalgano addirittura al neolitico.

Saint-Véran fa parte della lista dei più bei paesi di Francia, anticamente detto Le Travers, visto il suo estendersi per più di un chilometro in diagonale lungo la montagna di Beaureguard. Un giretto tra le sue viuzze ci fa scoprire angoli tipici dei paesini di alta montagna.

Le baite di Saint-Véran

Questo fu il primo villaggio abitato del Queyras, la particolare costruzione del villaggio con quartieri ben distinti è dovuta dalla necessità di prevenire i danni derivanti dagli incendi ed evitare la propagazione delle fiamme.

In considerazione della sua altezza è questo il motto ufficiale del villaggio “Le pays où les coqs picorent les étoiles” il paese dove i galli beccano le stelle.

Le “Foliage” del Queyras

Il monumento più antico del paese è la sua chiesa parrocchiale con un bel portico in legno sorretto da colonne scolpite, alla cui base sono posti due leoni, uno dei quali culla un neonato tra le zampe.

La chiesa parrocchiale di Saint-Véran

Prima di scrivere la parola fine a questo breve itinerario tra le alte alpi francesi ne percorriamo ancora le sue strade tra maestose montagne ricoperte di larici incendiati dai splendidi colori autunnali fino ad arrivare a Mont-Dauphuin.

Mont-Dauphin è una cittadella militare abitata ancora oggi da una manciata di persone prevalentemente dedite al turismo, l’austera fortezza costruita dal famoso architetto militare Vauban è oggi inserita nella lista dei beni patrimonio dell’umanità dell’Unesco.

Le caserme di Mont-Dauphin

Costruita su un altopiano roccioso a dominio della valli Durance e Guil, conserva all’interno dei suoi bastioni in marmo rosa le caserme dove vivevano i soldati di Luigi XIV.

La chiesa all’interno della cittadella di Mont-Dauphin

Dalla sua piazza d’armi la vista spazia sulla catena montuosa dei 4000 metri del massiccio degli Ecrins



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