Ravenna

Ravenna città unica dal fascino discreto, dove l’arte del mosaico raggiunge uno dei suoi massimi livelli, le evidenti tracce dell’arte bizantina parlano agli spiriti più sensibili e curiosi rimandando ad esperienze che non sono di questo mondo.

Ravenna unica erede di questa tecnica in grado di imprigionare la luce con un’insieme di minuscole tessere  di vetro, dal verde smeraldo al giallo dell’oro, per creare un riflesso di paradiso. Un’ingegnosità che giunge a noi dal lontano oriente, la prima fu Bisanzio antica capitale dell’impero romano d’oriente conosciuta in seguito col nome di Costantinopoli,  che esportarono nel resto del mondo questa raffinata capacità di far conoscere attraverso queste mirabili scacchiere di vetro l’opulenza, i fasti della ricchezza e della grandezza degli imperatori d’Oriente. 

La danza dei geni delle quattro stagioni

Città fuori della rotte del turismo di massa che privilegiano mete quali Roma, Firenze o Venezia, spesso sottovalutata ma certamente molto ambita da tutti gli amanti del bello, e dai conoscitori d’arte, dove all’interno delle sue basiliche conserva i mosaici più belli del mondo.

Ravenna – Piazza del Popolo

Noi giungiamo in loco e sostiamo presso Piazza della Resistenza, dove il comune ha predisposta una serie di piazzole dove è possibile sostare in tutta tranquillità e gratuitamente, a pochi passi dal centro storico.

Sistemato il mezzo imbocchiamo senza esitazioni via Cura che dal piazzale del posteggio porta diritti al centro storico ravennate, Via Cavour la via dello struscio per eccellenza del luogo, prima di arrivare alla meta passiamo accanto alla Chiesa di Sant’Eufemia oggi sede museale ospita infatti la Domus dei tappeti di pietra.   

La Domus dei tappeti di pietra

Questo importante sito archeologico è uno dei più recenti tra quelli riportati alla luce in Italia negli ultimi decenni, si era infatti tra il 1993 e il 1994 quando nel vasto ambiente sotterraneo della settecentesca chiesa furono rinvenuti a circa tre metri sotto il livello stradale un’insieme di ambienti finemente pavimentati con mosaici policromi in passato inglobati in un’abitazione privata del periodo bizantino. 

I mosaici presenti sono formati da elementi geometrici, floreali ed inserti figurati in tessere policrome.

Percorriamo le sue vie pedonali brulicanti di persone fino al suo cuore pulsante Piazza del Popolo di evidenti influenze veneziane, come in San Marco a Venezia sono presenti due colonne che un tempo ospitavano i celebri simboli della Serenissima Il leone di San Marco su di una e la statua del patrono Sant’Apollinare sull’altra.

Fu il Pontefice Giulio II conquistatore della città e vincitore sui veneziani ad eliminare tali simboli sistemando al posto del leone la statua del patrono e sull’altra colonna la statua di San Vitale.

Ravenna – Piazza del Popolo

Iniziamo la nostra giornata con in tasca il pass per andare alla scoperta dei siti Unesco, la città di Ravenna nei suoi limitati confini né può vantare ben otto e sono nell’ordine il Mausoleo di Galla Placidia, il Battistero degli Ortodossi, il Battistero degli Ariani, la Basilica di Sant’Apollinare Nuovo, la Cappella di Sant’Andrea, il Mausoleo di Teodorico, la Basilica di San Vitale, la Basilica di Sant’Apollinare in Classe.

La volta del mausoleo di Galla Placidia

La proposta dell’Ufficio turistico locale consente con un unico biglietto ad un costo tutto sommato contenuto (10 euro) la visita a cinque degli otto siti Unesco cittadini, (Basilica di San Vitale, Mausoleo di Galla Placidia, Basilica di Sant’Apollinare Nuovo, Battistero Neoniano ed il museo Arcivescovile con la Cappella di Sant’Andrea) concordandone preventivamente l’orario di visita ed il tempo consentito alla visita stessa.

Interno della basilica di San Vitale

In questo modo viene consentita la scoperta dei meravigliosi monumenti in tutta tranquillità e senza i tempi morti di estenuante attesa vista la totale eliminazione delle code, si può veramente dire ” A misura d’uomo”  in assoluta sintonia con lo spirito cittadino.

Il mausoleo di Galla Placidia

Il primo monumento in cui mettiamo piede è il mausoleo di Galla Placidia, questa era la sorella dell’imperatore Onorio, l’artefice del trasferimento della capitale dell’Impero Romano d’Occidente da Milano a Ravenna nel 402 d.c, la visione esterna, una costruzione di semplici mattoni rossi , non consente assolutamente di immaginare la ricchezza della decorazione musiva interna, resa ancora più splendente dalla luce dorata che filtra attraverso le finestre di alabastro. 

Il mausoleo di Galla Placidia

ed quindi uscimmo a riveder le stelle…………..

Come non citare il famoso verso del sommo poeta Dante Alighieri, una volta entrati in questo meraviglioso scrigno dove quell’immenso cielo stellato della piccola cupola sovrastato da una croce dorata, ci racconta il  trionfo della vita eterna sulla morte.

La parte inferiore delle pareti si presenta completamente rivestita da marmi mentre la zona superiore è interamente decorata da mosaici che ricoprono pareti, archi, lunette e cupola, impossibile non avvertire l’atmosfera magica emanata dal complesso il colore predominante è l’azzurro ed i diversi mosaici sono carichi di simbolismi, le lunette della cupola presentano coppie di Apostoli,  con le braccia alzate in adorazione verso il centro ideale dell’edificio, la Croce, mentre le colombe, sul prato tra gli Apostoli, simboleggiano le anime di fronte alla fonte della grazia divina.  

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Nella lunetta sopra l’ingresso si trova una raffigurazione del Buon Pastore (simbolo del Cristo), seduto su una roccia e circondato da pecore che si rivolgono tutte verso di lui.

In un’altra lunetta si può ammirare la raffigurazione di due cervi che si abbeverano ad un laghetto, secondo i versi del salmo XLII: «Come il cervo si abbevera alla fonte, così la mia anima anela a te, o mio Dio».

Usciti ancora frastornati dalla bellezza delle opere appena contemplate, pochi passi e subito si varca la soglia della basilica di San Vitale uno dei più famosi ed importanti luoghi di culto cattolici di Ravenna, nonché uno dei monumenti più importanti dell’arte paleocristiana in Italia, in particolar modo per la bellezza dei suoi mosaici.

La Basilica di San Vitale

Basta mettere i piedi all’interno della basilica per essere completamente colpiti dalla magnificenza dei mosaici riprodotti, l’assenza delle navate qui sostituite da un nucleo centrale a pianta ottagonale che mette maggiormente in risalto l’enorme cupola splendidamente affrescata poggiante su otto pilastri ed archi.

San Vitale – la cupola

La basilica presenta un’insieme di elementi architettonici romani (la cupola intradossata, la forma dei portali, le torri) con elementi bizantini (l’abside poligonale, i capitelli, la costruzione in mattoni), molto evidente l’influenza orientale in special modo nella decorazione musiva che esprime in modo chiaro l’ideologia e la religiosità dell’epoca giustinianea. Il punto focale della decorazione a mosaico è situato nella zona presbiterale.

Colpiti dalla magnificenza degli affreschi e dei mosaici riprodotti sicuramente tra i più belli della cristianità, si rischia di perdere un’altro importante simbolo cristiano riprodotto sul pavimento della basilica, posizionato nel presbiterio, proprio di fronte all’altare è l’immagine di un labirinto e sta a significare l’elevazione dal peccato lungo un percorso tortuoso e difficile verso la purificazione dell’anima. Trovare la via d’uscita dal labirinto è considerato un vero e proprio atto di rinascita.

Il labirinto un percorso di rinascita

Secondo la leggenda aurea di Jacopo da Varagine, la basilica sorge nel luogo in cui è stato ucciso San Vitale, iniziata sotto il regno dei Goti, e proseguì sotto quello del Bizantini che avevano conquistato Ravenna nel 540 e fu terminata durante l’impero di Giustiniano, fatta costruire dal Vescovo Ecclesio i lavori venero finanziati da Giuliano l’argentario banchiere greco che si era arricchito nel corso della guerra greco-gotica.

Anche se la maggioranza degli italiani crede che Dante Alighieri sia sepolto nella sua Firenze, nella realtà il corpo del sommo poeta è conservato nel sepolcro a lui dedicato nella città in cui morì nella notte tra il 13 e il 14 settembre 1321.

Le sue spoglie non ebbero pace per molti anni, in quanto furono subito reclamate dai Papi fiorentini Leone X e Clemente VII, successivamente furono difese dalle mire delle truppe napoleoniche, in entrambi i casi i frati furono costretti a trafugare le ossa e nasconderle e coloro che erano incaricati a recuperarle trovarono sempre una tomba vuota. 

Il luogo del nascondiglio delle spoglie di Dante

Durante i primi secoli del cristianesimo si sviluppò prima in Oriente e successivamente anche in Occidente un’importante movimento eretico detto “Arianesimo” dal nome del suo fondatore Ario, un prete di Alessandria d’Egitto, che intorno al 320 diffuse una dottrina trinitaria, secondo la quale Cristo non sarebbe Figlio di Dio in senso proprio, come voleva la tradizione, ma che Gesù Cristo non era esistito da sempre come il Padre, a lui inferiore per autorità e dignità ma soltanto ma la più eccellente delle sue creature resa perfetta tanto da meritare il titolo di Dio.

L’imperatore Costantino, preoccupato per i disordini che potevano derivare da una divisione religiosa, convocò il Concilio di Nicea nel 325, che mise al bando tale dottrina, a seguito di tale decisone prese campo una dottrina più ambigua e meno rigorosa di quella predicata da Ario che sosteneva che il figlio è solo simile al Padre in quanto a sostanza. Questa visione fu più vitale in Oriente, dando origine, in questa seconda forma, a una vera e propria Chiesa separata da quella ufficiale, l’Arianesimo ebbe quindi definitiva condanna solo con il Concilio di Costantinopoli del 381 D.C.

Il Battistero Neoniano o degli Ariani

L’edificio di forma ottagonale rivestito di semplice laterizi, come accade sempre qui a Ravenna non fa per nulla presagire la bellezza dei mosaici che si spalancherà davanti ai vostri occhi non appena varcata la sua soglia.

La cupola del Battistero degli Ariani

I mosaici della cupola ritraggono il corteo dei dodici apostoli con al centro in un cerchio il battesimo di Cristo, Gesù è immerso nudo nelle acque del Giordano, mentre il Battista gli impone la mano sulla testa, secondo l’antico rito, dall’alto scende la colomba divina, ad irrorare con un soffio di luce il capo del Cristo, alla sua destra è collocata la figura di un vecchio con barba e capelli bianchi, rappresentato con torso nudo e la parte inferiore del corpo ricoperta da un drappo verde, il personaggio simboleggia il fiume Giordano.

Terminata la visita al Battistero Neoniano è sufficiente uscire dai giardini e svoltare a destra e subito ci si ritrova nell’atrio con il suo monumentale scalone del Museo Arcivescovile, al primo piano troverete la perla nascosta in mezzo a tante altre opere di inestimabile valore, si tratta della Cappella Arcivescovile, conosciuta anche come Cappella di Sant’Andrea, unico monumento di natura ortodossa ad essere stato costruito durante il regno di Teodorico, si presenta a forma di croce con un vestibolo completamente rivestito di marmi nella parte inferiore e ricco di mosaici di straordinaria unicità in quella superiore, evidente è il messaggio anti-ariano contenuto nell’opera  dell’atrio, che rappresenta il Cristo Guerriero, con la Croce sulla spalla, nell’atto di schiacciare le belve dell’eresia.

Il Cristo guerriero

Nella volta è inoltre visibile l’immagine dei quattro Evangelisti, Matteo, Marco, Luca e Giovanni rappresentati con i loro rispettivi libri evangelici, a sottolineare che l’autentica fede cristiana è quella ortodossa.

Il museo Arcivescovile opera di artisti bizantini del VI sec.custodisce inoltre la famosissima cattedra di Massimiano, uno dei più celebri lavori in avorio che si conoscano, opera di artisti bizantini nel VI sec. D.C.

La Cattedra in avorio di Massimiano

Si è fatta ora di pranzo e nel rientrare verso il camper per desinare passeggiamo lungo le assolate vie cittadine, superiamo il bel teatro, Piazza Garibaldi e transitiamo davanti al restaurato mercato comunale coperto dove entriamo per acquistare alcuni prodotti dell’antica e gustosa tradizione culinaria su tutto i famosi cappelletti con ripieno rigorosamente al formaggio, senza dimenticare i passatelli, i maltagliati e per dolce l’immancabile piadina ripiena di formaggio squacquerone e fichi“

Durante il pasto il tempo peggiora progressivamente fino a scatenare un furioso temporale, lasciamo il mezzo che piove ancora diretti verso la Basilica di Sant’Apollinare Nuovo, transitiamo nuovamente davanti al Sepolcro che ospita le spoglie di Dante e vista l’inclemenza del tempo decidiamo di ripararci nell’attigua chiesa di San Francesco. 

Ravenna – Chiesa di San Francesco

La chiesa si presenta suddivisa in tre navate con due serie di archi a tutto sesto sorretti da dodici colonne per lato e conserva al suo interno una curiosa particolarità, infatti attraverso una finestra posta sotto l’altare maggiore, costituito da un sarcofago del V secolo, è visibile la cripta del X secolo, un’ambiente semicircolare sorretto da colonne destinato ad ospitare le reliquie del vescovo Neone, fondatore della chiesa. Il pavimento della cripta è costantemente sommerso dall’acqua poiché è ubicato sotto il livello del mare, sono comunque visibili i frammenti dei mosaici del pavimento della chiesa originaria.

Ci dirigiamo ora verso la Basilica di Sant’Apollinare Nuovo nel cuore del centro storico ravvenate, da non confondersi con quella di Sant’Apollinare in Classe che si trova a circa otto chilometri dal centro cittadino. Sant’Apollinare Nuovo fu voluta da Teodorico proprio accanto al suo palazzo, fu in origine adibita a Chiesa palatina, di culto ariano. Solo dopo la riconquista bizantina venne nuovamente consacrata al culto ortodosso. Anche qui come negli altri monumenti cittadini ad un’esterno tutto sommato dimesso e quasi insignificante, arretrata rispetto alla sede stradale e come protetta da un’aiuola in cui crescono piccole palme nane che quasi la nascondono dalla vista dei turisti 

LA basilica di Sant’Apollinare Nuovo

Basta entrare al suo interno per rimanere senza fiato, le sue pareti laterali sono interamente coperte di tessere sfavillanti, le 26 scene cristologiche, che si offriranno alla vostra vista, risalenti al periodo di Teoderico, rappresentano il più grande ciclo monumentale del Nuovo Testamento e, fra quelli realizzati a mosaico, il più antico giunto sino a noi.

Sant’Apollinare Nuovo – Interno

Nella fascia musiva superiore troviamo momenti della vita di Cristo, regale coronamento dei profeti sottostanti; le scene della parete sinistra rappresentano tredici parabole o miracoli, mentre quelle che si dipanano sulla parete opposta raffigurano episodi legati alla Passione.

Sant’Apollinare Nuovo – Interno

La rappresentazione di un Cristo giovane ed imberbe visibile nella parete di sinistra viene contrapposta ad un Cristo più maturo con fluente barba bianca simbolo di maturità della parte destra, ma è la fascia inferiore è quella più rapisce il visitatore dove le due processioni di martiri e vergini, si fronteggiano ed avanzano con un incedere cantilenante e ritmico, verso un Cristo assiso in trono di fronte al quale si inginocchiano i tre re Magi. 




Il nostro giro tra i monumenti principali della città di Ravenna sta per terminare dobbiamo ora spingerci fino al Mausoleo di Teodorico che resta appartato rispetto agli altri è infatti ubicato ad un chilometro dal centro cittadino, visitiamo prima la Rocca Brancaleone oggi trasformata in parco cittadino ma in passato costruita dai veneziani allo scopo di rafforzare le difese della città. 

Rocca Brancaleone

Purtroppo dei lavori in corso interrompo la strada e ci costringono ad effettuare un giro molto più lungo che passa addirittura presso la marina di Ravenna.

Panchine presso il porto di Ravenna

Il mausoleo di Teodorico pur essendo un’opera unica nel suo genera è certamente molto meno scenografico rispetto a tutti gli altri siti visitati finora in quanto non vi sono mosaici sulle sue pareti, voluto dal re Teodorico come proprio luogo di sepoltura è costruito interamente con blocchi di pietra d’Istria a somiglianza del Palazzo di Diocleziano a Spalato ed è costituito da due corpi sovrapposti, entrambi decagonali. Il monumento fu costruito all’esterno della cerchia muraria della città, in una zona da tempo occupata da una necropoli. Al di sopra del mausoleo si innalza una grande cupola monolitica, coronata da dodici anse recanti i nomi di otto Apostoli e di quattro Evangelisti. E’ possibile accedere alla sala superiore mediante l’ausilio di una scala esterna, qui al centro è posizionata una vasca di porfido in cui si presume fosse stato sepolto lo stesso Teodorico, le cui spoglie furono rimosse durante il dominio bizantino, a seguito dell’editto di Giustiniano del 561, quando il mausoleo fu trasformato in oratorio e consacrato al culto ortodosso.

Il mausoleo di Teodorico

Il sepolcro di Teodorico

La nostra scoperta di questa stupefacente cittadina emiliana sta volgendo al termine per oggi rientro alla base con passeggiata nel centro storico con degustazione di un gustosissimo gelato. Domani prima di fare rotta verso casa andremo a visitare la Basilica di Sant’Apollinare in Classe.

I bisonti di Davide Rivalta nei pressi della Basilica di Sant’Apollinare in Classe

Per poter accedere a quest’ultimo monumento bisogna essere in possesso di un mezzo proprio in quanto lo stesso si trova ad otto chilometri dal centro cittadino ubicato in un’incantevole cornice verde, nel piccolo centro di Classe, antico porto di epoca romana, la chiesa viene definita il più grandioso esempio di basilica paleocristiana si innalza maestosa e solenne al centro di un’antica area cimiteriale dove vi è stato sepolto lo stesso Patrono di Ravenna: Apollinare

Sant’Apollinare in Classe – navata centrale

La basilica conserva tutt’oggi la bellezza della struttura originaria ed è ammirata per gli splendidi mosaici policromi del suo catino absidale e gli antichi sarcofagi marmorei degli arcivescovi collocati lungo le navate laterali. Il mosaico principale che occupa interamente la volta absidale e che cattura immediatamente l’occhio del visitatore rappresenta Sant’Apollinare, primo vescovo ravennate, in atteggiamento di orante e contornato da un gregge di dodici pecore che simboleggiano i 12 apostoli, il gregge cristiano. L’intera composizione ubicata in un rigoglioso giardino simbolo dell’eden e della vita eterna, è sovrastata da una croce gemmata immersa in un cielo stellato e mostra in corrispondenza dei bracci laterali le lettere greche alfa e omega (l’inizio e la fine della vita), mentre i due busti a fianco della croce sono le figure dei profeti Mosè ed Elia, la mano che esce dalle nuvole rappresenta la volontà del Padre.




La Basilica di Sant’Apollinare in classe

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