Salita al Rifugio Buzzi Morelli

Al risveglio bella giornata di sole, siamo carichi e pronti per affrontare il trekking giornaliero che questa volta ci porterà a salire fino al Rifugio Morelli Buzzi, il più vecchio rifugio della sezione di Cuneo del CAI. Costruito nel 1931 è stato successivamente restaurato nel 1968 e nel 2000.

Il Rifugio Morelli Buzzi

Dedicato alla memoria dell’alpinista Giuseppe Costanzo Morelli, morto il 06 gennaio 1928 sul Monviso durante una violenta bufera a cui è stato aggiunto il nome di Alvaro Buzzi comandante dell’aeroporto militare di Torino Caselle, promotore della sua ristrutturazione.

Si parte imboccando la breve discesa che si trova di fronte al cancello d’ingresso dell’Hotel Royal che conduce all’ampio parcheggio sterrato dove alla sua destra è visibile l’imbocco del sentiero (segnavia N08) destinazione rifugio Morelli-Buzzi.

Si entra quasi subito in un lussureggiante boschetto di faggi misto ad altre latifoglie  seguendo il percorso a tornati del sentiero, si supera il torrente con l’ausilio di una stretta passerella in legno. Si procede in salita ma con pendenze modeste, mai faticose, e quando la faggeta lascia il posto ai primi larici e ad abeti bianchi, lo sguardo all’improvviso si apre sull’imponente mole del Corno Stella, alle spalle il monte Matto ed a destra il Vallone del Valasco.


Al cospetto di queste vette affascinanti si può assaporare tutta la bellezza della Valle Gesso e dei suoi sentieri di trekking che offrono a tutti gli appassionati vie impegnative ma sempre spettacolari. Ora una leggera salita ci porta a superare un dosso che ci immette sul pianoro del Lagarot di Lourousa (1965 metri slm) con il suo minuscolo laghetto.

Lagarot di Lourousa ed il Bivacco Varrone

Sull’ampia conca in alto a destra, minuscolo ma visibile la sagoma rossa del Bivacco Varrone (2250 metri slm)

Da qui il sentiero aumenta la sua pendenza facendosi più impegnativo, si cammina su un fondo detritico ingombro di pietre alternato a brevi tratti lastricati 

Il cammino prosegue in un ambiente rude, duro ovunque ogni dove detriti e grossi massi dove solo sparuti larici come solitarie sentinelle del paesaggio riescono a crescere nei pochi angoli riparati.

superiamo un’ultima balza lungo le strette curve disegnate dal sentiero con ai lati grossi massi che ci accompagnano fino ai piedi del rifugio, visibile ora in alto alla nostra sinistra.

Finalmente il rifugio si materializza di fronte ai nostri occhi

Nei pressi del rifugio si è insediato un piccolo gruppo di stambecchi insensibili alla presenza umana tutti intenti a leccare il sale presente sulle rocce.

Gli stambecchi intorno al rifugio

Il sole è ora scomparso dietro la spessa coltre delle nubi, la temperatura è scesa all’improvviso di diverso gradi ci rifocilliamo velocemente sulle panche all’esterno del rifugio, una bevanda calda, un’ultimo sguardo alla strada appena percorsa e siamo pronti a ripartire  

Sosta ristoratrice all’esterno del rifugio

Uno sguardo alla strada appena percorsa e da ripercorrere

Siamo pronti a riprendere il cammino per tornare a valle lungo lo stesso percorso del mattino, lungo la via numerosi avvistamenti della fauna della valle….soddisfatti della giornata intensa trascorsa.

Il gruppo di stambecchi nei pressi del rifugio

Lungo la via del ritorno

Camosci lungo il sentiero del ritorno


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