Vivere in un Dammuso

Molto di più del solito soggiorno

Il termine “dammuso” affonda le radici nella parola araba “dammus” che indica la volta estradossata delle tipiche costruzioni in pietra dell’isola.

Questa tipologia di abitazione, rappresenta la ricca eredità che gli Arabi hanno ceduto al territorio durante la loro dominazione dell’isola (IX – XI sec. d.C.) e che anche con l’avvento di altri popoli, ha sempre simboleggiato la vera identità isolana.

I primi ed autentici “dammusi” erano costruzioni adiacenti ai terreni agricoli. Pantelleria, isola di pietre, ha trovato in questa materia prima, la fonte primaria del suo divenire terra di agricoltori che hanno strappato dal vulcano terra fertile per coltivare la vite, il cappero, il grano, il cotone…… e che hanno utilizzato queste pietre per recintare la terra con i muretti a secco, creando un paesaggio di terrazzamenti che determina la singolarità del territorio.

Addossato al muro alto dei terrazzamenti, sorgeva “u sarduni”, un cubo di pietre, realizzato con tre pareti oltre al muro del terreno e recante una porta centrale. Il tetto era a volta, rivestito da lapilli e terra. “U sarduni” serviva da ricovero per gli attrezzi da lavoro e quale abitazione per il contadino, che lavorava la terra per l’intera stagione agricola.

Si aggiunse nel tempo un altro ambiente sempre in pietra e cubico appoggiato al “sarduni”, con un’arco aperto che serviva come stalla per l’asino, fedele compagno di lavoro del contadino. Nelle contrade, la famiglia abitava “u dammuso”, costruito con muri di pietre squadrate, dello spessore di circa tre metri, che servivano a sostenere la spinta della volta e che generalmente presentava al suo interno l’alcova ed il camerino.

Di pianta rettangolare, solitamente vi venivano annessi altri ambienti, a seconda delle esigenze della famiglia. All’esterno i “dammusì” venivano intonacati con calce bianca, mentre le cornici delle porte e delle finestre con colori vivaci. Per la cupola si usavano lapilli e calce; le crepature dette “ciacche”, si riparano tuttora con impasti di calce, ogni anno prima delle piogge, per impermeabilizzare la volta.

Antistante al “dammuso” veniva sempre costruito “u passiaturi” e le “ducchene”, che erano adibiti a zone di sosta soprattutto d’estate. Ogni “dammuso” era dotato di cisterna per la raccolta dell’acqua piovana. Con il termine “dammuso” oggi si definisce erroneamente quasi ogni tipologia abitativa sull’isola con tetto a cupola.


Pantelleria: il nostro dammuso

Anche noi per il nostro soggiorno isolano abbiamo voluto vivere l’esperienza di abitare in un dammuso, al pari dei sassi materani e delle case alveare tipiche del deserto siriano anche i dammusì sono in grado di mantenere all’interno una temperatura costante durante tutto il periodo dell’anno.

Lo spessore delle pareti risulta infatti molto utile sia a mantenere il calore durante la stagione invernale ed allo stesso tempo riuscire ad intrappolare il freddo.

L’alta volta della cupola serve sia per raccogliere l’aria calda, che si sposta durante la notte nella parte inferiore della casa, all’interno invece la cupola serve a raccogliere l’aria più calda e rinfrescare così i locali, e lascia scivolare la pioggia prima che la pietra l’assorba e si deteriori.

Il suo spessore è un ottimo scambiatore di calore a bassa velocità, e mantiene la temperatura interna costante per tutto l’anno.

Splendidamente ubicato in posizione panoramica il nostro dammuso offre una vista imperdibile sullo specchio di Venere. All’interno trovano spazio una piccola cucina con annesso tavolino (molto piccolo), un’ampia camera da letto ed un bagno veramente super con una doccia molto spaziosa interamente costruita in pietra locale, l’azzurro è il colore dominante, mentre all’esterno si ha a disposizione una piccola area privata in cui è possibile mangiare all’aperto.

A pranzo si può godere di una frescura invidiabile assicurata dal vento che soffia in continuazione, sarà per questo motivo che viene chiamato “dammuso vento”, ma il momento magico scocca al calar della sera, quando la notte comincia a scendere ed anche i radi rumori della campagna cessano, al buio, circondati da un silenzio irreale che si può misurare, anche la vista del lago di Venere sparisce, ed in alto oltre i bordi della conca vulcanica, si possono ammirare in lontananza come immobili sulla scura superficie del mare le rade lampare dei pescatori e sopra di noi una volta stellare davvero incredibile come non citare il famoso cantautore …….”sparse in un incalcolabile cammino………..e in tutto quel chiarore sterminato, dove ogni lontananza si disperde, guardando quel silenzio smisurato l’uomo si perde” (Stelle di F. Guccini).


Veduta esterna del nostro dammuso

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